Come fare attività di volontariato durante il coronavirus

Come fare attività di volontariato durante il coronavirus

Proviamo a capire come fare attività di volontariato durante il coronavirus. Le misure restrittive adottate per arginare il contagio da Covid-19, oltre che per le attività commerciali, ha affetto anche per le organizzazioni di volontariato e le APS. Proviamo a capire se le associazioni impegnate nel no profit possono continuare le loro attività, magari a sostegno delle categorie più deboli, in questo momento così delicato.

Premesso che il quadro normativo è in continua evoluzione e in assenza di disposizioni specifiche sul volontariato si consiglia ai volontari di non muoversi autonomamente ma per il tramite organizzazioni strutturate.

La normativa

Visto che sono, da decreto, vietati tutti gli spostamenti degli individui da un Comune a un altro, e anche all’interno di uno stesso Comune, con l’eccezione di quelli dovuti a comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute, la circolare del ministero dell’Interno del 12 marzo 2020 ha specificato che gli spostamenti sono comunque consentiti, mantenendo sempre la distanza di sicurezza di 1 metro e rispettando le norme igienico sanitarie previste, per comprovate esigenze primarie non rinviabili, come ad esempio per fare la spesa alimentare e per i bisogni degli animali domestici.

L’assenza di disposizioni specifiche in tema di volontariato, rende necessario che ogni singola associazione valuti attentamente il tipo di attività che intende svolgere alla luce del divieto generale di spostamento, per cui è ammessa deroga nei limiti dello stato di necessità.

Come fare attività di volontariato durante il coronavirus

In assenza di espliciti divieti, appaiono quindi legittime, le attività di volontariato a favore di situazioni emergenziali come ad esempio nei confronti delle persone anziane e disabili. Tali attività sono giustificati dallo stato di necessità che caratterizza i servizi sociali, al fine di soddisfare esigenze primarie non rinviabili e non effettuabili autonomamente dai soggetti delle fasce più deboli.

Le FAQ al Decreto #IoRestoaCasa, del 15 marzo 2020, confermano che l’attività di volontariato può essere svolta nei confronti delle fasce deboli della popolazione per:

  • Acquistare e consegnare alimenti,
  • Acquistare e consegnare farmaci o altri generi di prima necessità,
  • Effettuare disbrigo di pratiche amministrative, come ad esempio il pagamento delle utenze.

Tali servizi potranno quindi essere erogati dai volontari e dalle organizzazioni, qualora le attività in questione rientrino in quelle previste dallo statuto, sempre però nel rispetto delle prescrizioni disposte per i singoli individui, ed in particolare:

  • rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro dagli utenti e dagli altri operatori;
  • utilizzare i presidi sanitari necessari alla sicurezza personale e ad impedire il contagio da coronavirus;
  • compilare e di portare con sé l’autodichiarazione, indicando tra le motivazioni dello spostamento lo stato di necessità e descrivere l’attività svolta (ad esempio, la consegna di generi alimentari al domicilio di anziano);
  • Si consiglia alle associazioni di fornire al volontario una attestazione che dia certezza della sua qualifica di volontario.

Il Governo ha inoltre evidenziato la necessità che tali attività “vengano sottoposte a coordinamento da parte dei servizi pubblici territoriali”, che fanno capo ai Comuni, al fine di organizzare al meglio gli interventi sul territorio.

È quindi opportuno che l’associazione che intende operare condivida la propria azione con il Comune tramite l’assessorato ai servizi sociali.

Si ricorda, inoltre, che per poter svolgere attività in cui è previsto l’impiego di volontari, con la riforma del terzo settore, è obbligatorio stipulare un’assicurazione per i volontari.

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