Addio a Posta1: penalizzato Paese e non profit

Addio a Posta1: cancellazione di un servizio che penalizza Paese e non profit

C’è una decisione passata quasi sotto silenzio tra le pieghe dell’ultima Legge di Bilancio, ma i cui effetti stanno già provocando un terremoto nella vita quotidiana di migliaia di cittadini, piccoli imprenditori e realtà del terzo settore. Il 1° maggio 2026 è scattato il capolinea ufficiale per i servizi Posta1, Posta1Pro e Posta1online, definitivamente esclusi dal perimetro del Servizio Universale e cancellati dal mercato.

Quella che potrebbe sembrare una semplice riorganizzazione aziendale rappresenta, nei fatti, un danno enorme per l’intera comunità nazionale. La fine della posta prioritaria tracciata non è solo una questione di francobolli, ma la perdita di un diritto all’accessibilità che rischia di tagliare fuori i soggetti più vulnerabili del nostro sistema economico e sociale.

Posta 1: dura reazione di ENAC

La decisione ha subito sollevato la dura reazione del presidente nazionale ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali, dott. Maurizio Abbate, che ha espresso forte preoccupazione parlando di un dramma che colpisce piccole imprese e associazioni non profit.

«Purtroppo allo stato attuale non esiste un’alternativa che combini costi contenuti, rapidità e tracciabilità. Senza questi elementi, interi settori tra cui i servizi che molte associazioni non profit forniscono ai propri soci rischiano di sparire per sempre. E’ necessario ripristinare un servizio che, caso quasi unico, non solo funzionava benissimo ma forniva ai piccoli la possibilità di competere con i colossi».

Il problema principale è l’assenza di sostituti adeguati. Poste Italiane ha suggerito di virare su Posta4 o sulla Raccomandata. Tuttavia, nessuna delle due opzioni risolve il problema:

  • Posta4 è molto economica, ma è priva di tracciamento e ha tempi lunghi. Senza la certezza della consegna, operare a distanza diventa impossibile e insicuro.
  • Raccomandata e servizi Express offrono la tracciabilità, ma a costi nettamente superiori, che erodono completamente il margine di qualsiasi spedizione di scarso valore nelle aziende oppure, come nel caso di enti non profit come ENAC che spedisce le tessere associative senza chiedere un contributo per la spedizione, l’impossibilità di continuare a fornire il servizio in forma gratuita come fatto per molti anni.

Se a fare le spese di questo scenario sono i piccoli venditori e chiunque utilizzi le piattaforme di e-commerce di prossimità, l’impatto diventa ancora più eticamente insostenibile quando si guarda al mondo del non profit.

La stangata sul Terzo Settore e sulle Associazioni Non Profit

Le associazioni di volontariato, le APS e le piccole fondazioni culturali e assistenziali stringono da sempre i denti per far quadrare i bilanci. Per queste realtà, Posta1 era uno strumento vitale: permetteva di spedire tessere associative, piccoli gadget per le campagne di raccolta fondi, ricevute fiscali e materiale informativo in modo rapido, economico e, soprattutto, certificato.

Con lo stop a Posta1, il mondo del non profit si trova davanti a un bivio drammatico: rinunciare alla tracciabilità (accettando il rischio che i materiali vadano perduti con Posta4) o raddoppiare le spese di spedizione scegliendo la Raccomandata. Per un’associazione che spedisce migliaia di plichi l’anno, questo significa sottrarre risorse preziose direttamente ai progetti di solidarietà, all’assistenza ai disabili, alla ricerca medica o alla tutela ambientale.

Il paradosso del Servizio Universale

Il rischio concreto di questa manovra è quello di favorire esclusivamente i colossi della logistica e le grandi piattaforme multinazionali, penalizzando la micro-economia e il tessuto sociale del Paese.

Il contrasto appare ancora più stridente se si pensa che a Poste Italiane è stata appena rinnovata la concessione del Servizio Universale fino al 2036. Un accordo blindato per i prossimi dieci anni che, per definizione, dovrebbe basarsi su princìpi di accessibilità, equità e coesione territoriale. Princìpi che, con l’addio a Posta1, sembrano sbiadire fatalmente, lasciando i cittadini e il terzo settore più soli e con meno tutele.

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