La Mille km della Cultura a Capodimonte

La Mille km della Cultura a Capodimonte

Da Vitorchiano a Capodimonte, la Mille km della Cultura continua il suo viaggio. Una nuova tappa ci conduce sulle rive del Lago di Bolsena, dove Capodimonte si adagia sull’acqua e, nello stesso tempo, sembra dominarla. Il borgo si raccoglie sul promontorio proteso nel lago, segnato dalla presenza della Rocca Farnese, mentre di fronte lo sguardo incontra l’Isola Bisentina. È un paesaggio che invita a fermarsi e a osservare, dove acqua e terra, architettura e natura, presenza dell’uomo e profondità della storia convivono nello stesso orizzonte. Già prima di entrare nel Museo, il luogo suggerisce nuove direzioni e invita a seguire tracce, relazioni e corrispondenze.

La Mille km della Cultura a Capodimonte

Il viaggio approda nelle sale espositive del Museo della Navigazione nelle Acque Interne, accolto dalla Dott.ssa Giuliana Galli, Direttrice scientifica del Museo, insieme al Dott. Maurizio Abbate, Presidente ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali, Francesco Urbani, Presidente EIPAA – Ente Italiano Protezione Animali Ambiente, e Silvia Filippi, Responsabile del Dipartimento Arti Visive ENAC, curatrice d’arte e storica dell’arte della Galleria Purificato.Zero. Approdiamo è forse la parola che meglio racconta questa tappa, perché qui l’acqua supera la dimensione dello scenario e diventa presenza, memoria, via di comunicazione, elemento capace di collegare luoghi, uomini e conoscenze. Lo stesso Museo nasce intorno al ritrovamento, nel 1989, di una piroga protostorica nelle acque del Lago di Bolsena, ai piedi dell’Isola Bisentina, e raccoglie testimonianze provenienti anche da altri ambienti lacustri italiani.

La Direttrice Giuliana Galli

Le parole della Direttrice Giuliana Galli, che ha definito la mostra «un incontro di artisti», restituiscono il senso di questo approdo. L’arte entra nel Museo e, attraverso il Museo, incontra Capodimonte, la sua storia e il lungo rapporto tra l’uomo, il territorio e le acque. Le opere di Antonella Pirozzi, Enrica Capone, Lidia Zaninotto, Ivano Petrucci, Luca Girolami, Yolanda Zerboni, Emanuela De Franceschi, Giovanni e Alfonso Omiccioli, Vittorio Fava, Erika Mallardi, Sebastiano Sanguigni e Zero compongono un percorso plurale, nel quale la diversità dei linguaggi, delle tecniche e delle sensibilità artistiche corrisponde alla molteplicità degli sguardi ricercata da Mille km della Cultura. Le opere si inseriscono tra cordami, reti, imbarcazioni e reperti, entrando in relazione con le testimonianze della navigazione e della vita sulle acque. Piroghe, manufatti e reperti provenienti dagli ambienti lacustri raccontano uomini che hanno attraversato le acque, costruito strumenti, elaborato conoscenze e tramandato gesti. Dal Lago di Bolsena a Posta Fibreno, fino al Lago di Bracciano, l’acqua disegna una geografia di relazioni, spostamenti e scambi nella quale anche le opere contemporanee trovano il proprio spazio. L’allestimento diventa parte dell’incontro e fa convivere arte, storia, archeologia, ambiente e cultura materiale.

Il desiderio di «tornare nei luoghi»

In questa relazione tra opera e luogo ritroviamo il principio da cui nasce Mille km della Cultura. Come ha ricordato Silvia Filippi, il progetto nasce dal desiderio di «tornare nei luoghi», attraversando quell’Italia dei piccoli centri, dei paesaggi e delle comunità dove continuano a vivere saperi, tradizioni e storie appartenenti alla matrice profonda della nostra cultura. Gli artisti viaggiano con le proprie opere, i materiali, le esperienze e il proprio sguardo, mettendoli a disposizione delle comunità che incontrano e accogliendo, a loro volta, ciò che ogni territorio restituisce. Il viaggio diventa così esperienza di reciproca trasformazione.

A Capodimonte questa ricerca incontra un territorio straordinariamente stratificato. Di fronte al borgo emerge l’Isola Bisentina, patrimonio di storia, arte, natura e spiritualità, dove le testimonianze delle frequentazioni più antiche si intrecciano nei secoli con gli eremi, le architetture religiose, la presenza dei Farnese e il disegno rinascimentale delle cappelle disseminate nel paesaggio, componendo una continuità tra natura, arte e presenza umana. L’isola continua anche a generare ricerca e conoscenza. Feo, etruscologo, ha dedicato anni allo studio della presenza etrusca e del paesaggio sacro di quest’area, sviluppando una lettura dell’Isola Bisentina come possibile omphalos, centro simbolico e sacrale del mondo etrusco, posto in relazione con la dodecapoli dell’Etruria meridionale. La sua ipotesi aggiunge un’altra traccia al nostro percorso e restituisce al viaggio uno dei suoi significati più autentici, camminare per vedere, conoscere, approfondire e continuare a scoprire.

Poco distante, Monte Bisenzio, antico centro di Visentium, apre un altro capitolo di questa geografia. Sul promontorio si trova la straordinaria colombaia rupestre, scavata nella roccia e articolata in due ambienti ricoperti da centinaia di piccole cellette. Qui anche la luce entra nel racconto. All’alba del solstizio d’estate, i raggi del sole si allineano con la parete che divide i due ambienti e raggiungono con particolare intensità la zona più buia della camera occidentale. Il fenomeno ha alimentato interpretazioni sull’origine e sulle precedenti funzioni della struttura, successivamente utilizzata come colombaia, aggiungendo al luogo il fascino di una relazione antica tra architettura, paesaggio e osservazione del cielo. Acqua, roccia, luce, opere dell’uomo e tracce delle civiltà che hanno abitato questi luoghi entrano così nello stesso orizzonte di conoscenza.

Intervento di Silvia Filippi

Seguendo questa via d’acqua, il viaggio ritrova idealmente le proprie origini. Nel suo intervento Silvia Filippi ha ricondotto Capodimonte al Mediterraneo incontrato nella prima edizione di Mille km della Cultura, spazio millenario di passaggio, scambio e incontro fra culture. Il mondo greco, quello etrusco e le molte civiltà che hanno attraversato questo mare hanno lasciato tracce, saperi e forme che nel tempo hanno contribuito a costruire i nostri territori. Ritrovare a Capodimonte le piroghe, le testimonianze archeologiche, l’ambiente lacustre e i segni dell’attività umana riporta quel primo incontro nel presente. L’arte di oggi incontra la grande tradizione del passato e rende visibile quella che Filippi ha definito «una corrispondenza della circolarità». Una tappa richiama l’altra e ciò che scopriamo oggi restituisce un significato nuovo a ciò che abbiamo incontrato ieri. Il cammino procede nello spazio e attraversa il tempo, facendo emergere connessioni attraverso l’esperienza diretta dei luoghi.

Intervento di Maurizio Abbate

In questa trama trovano pienamente senso le parole di Maurizio Abbate, Presidente ENAC. Di fronte alle imbarcazioni del Museo e ai saperi artigianali che esse custodiscono, il suo intervento ha riportato l’attenzione sulle botteghe, sui maestri, sulle competenze costruite attraverso il fare e sulla necessità di trasmetterle. Abbate ha ricordato anche uno degli obiettivi originari di Mille km della Cultura, offrire agli artisti occasioni e spazi nei quali incontrare territori e comunità, soprattutto a quanti faticano a trovare luoghi nei quali presentare e condividere il proprio lavoro. La cultura vive attraverso la passione, l’esperienza e il fare, attraverso conoscenze che si apprendono accanto a chi le pratica e le trasmette. Come ha ricordato Abbate, «l’arte va vissuta, va toccata con le mani, ma soprattutto va toccata col cuore», fino a condensare il senso della trasmissione in un’affermazione essenziale, «Non basta la memoria». La memoria custodisce, la trasmissione mantiene vivo. Un sapere continua quando passa da una persona all’altra, quando un gesto incontra nuove mani, quando l’esperienza ricevuta diventa conoscenza per un’altra generazione. Il patrimonio trova così continuità, si rinnova e torna a produrre significato nel presente.

Francesco Urbani, Presidente EIPAA

Su questa stessa linea si inseriscono le parole di Francesco Urbani, Presidente EIPAA, che ha richiamato il valore della rete, della partecipazione e della capacità di coinvolgere le diverse realtà presenti nei territori. Una rete costruita attraverso passione, collaborazione e condivisione, capace di mettere in relazione persone, associazioni, istituzioni e comunità. Urbani ha rivolto un’attenzione particolare ai giovani e alla necessità di offrire loro occasioni per conoscere, scoprire e avvicinarsi a un patrimonio di esperienze e saperi da raccogliere e trasmettere. Cultura, conoscenza, rispetto e valorizzazione diventano così strumenti per accompagnare le nuove generazioni dentro il proprio tempo, offrendo loro la possibilità di riconoscere ciò che hanno ricevuto e trasformarlo in una risorsa per la collettività.

Il territorio per riscoprire le tracce

È ancora Silvia Filippi a ricondurre questa trama al rapporto tra passato, presente e futuro. «Camminiamo il territorio per riscoprire le tracce di chi ci ha preceduto e riconoscerle nel nostro presente, che è frutto del passato e, attraverso le nostre azioni, diventa costruzione del futuro». È questa la circolarità che il viaggio continua a rivelarci. Ogni tappa aggiunge qualcosa a ciò che conoscevamo, ogni incontro modifica lo sguardo con cui eravamo partiti, ogni luogo apre una nuova possibilità di scoperta. Un territorio ne richiama un altro, una traccia conduce alla successiva, l’acqua collega sponde e culture, l’arte mette in relazione tempi differenti e le persone raccolgono e trasmettono ciò che incontrano lungo il cammino.

Continuiamo così, viandanti con la nostra arte e con i cuori aperti alla scoperta, cercando nelle piccole cose quelle tracce capaci di ricondurci a realtà universali, a una conoscenza primigenia, a quel patrimonio materiale e immateriale che appartiene all’umanità. Da Vitorchiano a Capodimonte, il viaggio continua.

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